mercoledì 16 settembre 2015

lunedì 15 giugno 2015

DUE CHIACCHIERE CON... GIANNI SEDIOLI



 Gianni Sedioli, un uomo che ha coronato il suo sogno: disegnare Zagor. E a che cosa si può aspirare dopo aver realizzato un sogno?
Caro Federico, permettimi di correggere il tiro: il mio sogno era di riuscire a vivere di fumetto. La mia scommessa era questa, riuscire a “campare” con quello che più ho amato nella mia infanzia e vivere di una passione sfrenata. Poi, una volta riuscito a collaborare con la Bonelli, non potevo non tentare di disegnare Zagor, che è stato il mio personaggio preferito dall'età di 8 anni, l'unico personaggio che abbia mai collezionato e che riconosco quasi come un fratello maggiore! Ora spero di continuare a contribuire, come disegnatore, alla lunga storia editoriale di Zagor e, semplicemente, fare bene quello che ho sempre fatto fino ad ora. Già di tanto in tanto ho prestato i pennelli a campagne pubblicitarie e ad altre esperienze grafiche non propriamente fumettistiche, per cui ho avuto già modo di esprimermi in altre maniere al di fuori del fumetto. Mi piacerebbe trovare il tempo per dipingere astrattissimi quadri ad olio tanto per liberarmi delle forme che caratterizzano il mio lavoro e -perché no?- come tutti gli italiani, ho intenzione, prima o poi, di scrivere un romanzo, sicuramente demenziale, come terapia per curare la follia latente tipica di tutti i creativi che conosco.
Lo Zagor di Gianni.
Per essere un disegnatore che ambiva a disegnare Zagor, il tuo percorso professionale per arrivarci è stato però piuttosto distante dal western, anche quando ti sei dato all'autoproduzione. Come mai?
Il mio percorso non era mirato fin da subito al western (anche se in Zagor si tratta di un western atipico), ma ho seguito la mia determinazione nell'arrivare a lavorare nel fumetto e, da autodidatta quale sono, dovevo riuscire a proporre agli editori qualcosa di concreto. Inizialmente il mio tratto tendeva molto più al genere umoristico che non al realistico, infatti la mia prima esperienza pagata è stata disegnare e scrivere per Tiramolla! In seguito mi capitò un'occasione con un piccolo editore che però voleva un disegno più realistico e allora il mio stile si adeguò alla necessità. Al momento della mia autoproduzione seguivo attentamente Scott Campbell e il suo Gen 13, trovavo il suo stile grottesco-cartoon veramente accattivante e impostai il mio The witch a quella maniera e fu una vera fortuna, poiché è stata quest'esperienza che mi fece incontrare Antonio Serra attraverso il povero Michele Pepe. Dopodiché arrivò Jonathan Steele! Quindi, partendo da Tiramolla a Zagor, il percorso è stato sì tortuoso, ma guidato da una certa concretezza, dal fatto che dal mio lavoro dovevo riuscire a guadagnarci qualcosa per dimostrare a casa che con i fumetti ci si poteva anche vivere e di conseguenza dovevo avere una certa adattabilità per non perdere le occasioni che via via mi si presentavano davanti.
Jonathan Steele.
Non mi capita spesso di incontrare altri disegnatori con un entusiasmo pari al tuo (e per il fumetto tutto, non solo per il tuo lavoro), ricordo che quando lavorammo alla tua prima storia di Jonathan, praticamente arrivati a metà (era in due albi!) non ti limitasti ad apportare le correzioni indicate, ma in pratica la ridisegnasti da capo! Come riesci a non trasformare il tuo lavoro in una routine? Hai qualche segreto?
Vedi, prima di disegnare fumetti ho lavorato come operaio e come rappresentante per cui ho sempre avuto la consapevolezza della fortuna che si aveva, come dicevo prima, di poter lavorare e vivere di una passione; il fatto poi di essere autodidatta mi ha permesso di avere l'umiltà necessaria di ascoltare ogni cosa mi venisse detto dai professionisti del settore e quando alla prima storia di Jonathan mi resi conto che il problema non era tanto correggere qua e là le cose, ma era proprio una questione d'impostazione -avevo adottato un tratto tropo grottesco per la Bonelli di quei tempi- non esitai a ridisegnare tutte le prime 40 tavole della storia! Quindi l'entusiasmo viene da qui, dalla consapevolezza della fortuna di poter disegnare e dall'umiltà di imparare e ascoltare chi, di quel mestiere, ne sa di più! In questa maniera non esiste routine poiché basta andare in edicola per scoprire quanto ancora ci sia da imparare giorno dopo giorno, anno dopo anno.

La Bonelli sembra aver imboccato una strada che non contempla solo il fumetto. Zagor è coinvolto in qualche iniziativa legata ad altri mezzi di comunicazione, che tu sappia (o possa dirci)?
Sì, ho visto che alla Bonelli si stanno muovendo in tal senso, ma per Zagor, che sappia io, tutto continuerà alla vecchia maniera... Al limite, spero ne facciano prima o poi una serie cartoon, avrebbe materiale a non finire da poter sfruttare!
The Witch, l'autoproduzione di Gianni in stile Campbell
Tu non sei certo diffidente di fronte alle novità tecnologiche. Che peso ha oggi il computer nel tuo lavoro? Sei passato al digitale o utilizzi ancora carta, matita e china per realizzare le tavole?
Non ho problemi per quanto riguarda la tecnologia, già nel 1997 usavamo il computer per fare gli effetti di grigio su Jonathan. Su Zagor, però, l'utilizzo di questo non è al momento necessario per cui disegno ancora alla vecchia maniera: matita e pennello. Diverso il caso delle mie occasionali collaborazioni in campo pubblicitario, dove il computer è ormai diventato uno strumento abituale di lavoro.

A parte Agenzia Incantesimi, ti capita di seguire altri fumetti su Internet? E, nel caso, che differenza vedi fra queste autoproduzioni e quelle, su carta stampata, che anche tu hai realizzato fino a metà degli anni Novanta?
Ho visto fumetti su internet e per un certo periodo mi ero anche abbonato al sito della Marvel per i fumetti digitali. Personalmente preferisco sfogliarli a mano, i fumetti, che non scorrerli sul monitor ma mi rendo conto di come la tecnologia sia una grande opportunità, soprattutto per i giovani esordienti: offre infatti una grande visibilità e la possibilità di abbattere decisamente i costi di produzione. Nel 1996, quando decisi di autoprodurmi, dovetti chiedere un prestito in banca tanto costava stampare su carta!!!
Agenzia Incantesimi
La domanda di rito: Myriam o Jasmine?
Myriam!!!

martedì 2 giugno 2015

DUE CHIACCHIERE CON... MARCO CHECCHETTO


Ciao, Marco. Vorrei iniziare con un tuo parer sul rapporto fra videogiochi e fumetto, visto che tu hai collaborato,come illustratore, anche ad alcune riviste di videogiochi. Da giocatore io stesso, non posso fare a meno di trovare una grandissima creatività, nei videogiochi, soprattutto andando poi a sbirciare i blog dei vari illustratori che vi collaborano come designer. Eppure nell'ambiente del fumetto, per molti anni, i videogiochi sono stati visti come "rivali" o addirittura usati come termine di paragone negativo (esattamente come accadeva -o forse accade ancora- al fumetto quando si parla di cinema). Mi sembra che invece, in altri paesi, ci sia una maggiore sinergia, fra questi due mezzi di comunicazione. Puoi confermarlo o smentirlo, nella tua posizione privilegiata di disegnatore che lavora per gli Stai Uniti?
La cosa divertente è che quello che mi appassiona di più nei videogames è la parte creativa. Mi piacciono le storie ben raccontate, il lavoro di design e l'attenzione per i particolari. Compro molti artbook, ma in alcuni giochi fermo letteralmente il gameplay per guardarmi attorno e ammirare i dettagli inseriti dagli sviluppatori. Giochi come The Last of US, Uncharted o Metal Gear Solid vanno aldilà del semplice "giochino". Per me abbattono quel muro fra media e diventano opere (passami il termine pomposo) fruibili al pari di un grande film o di un bellissimo fumetto. Per me non esiste un media superiore, cerco di godermeli tutti e di prendere il meglio da ognuno di essi. Nel nostro lavoro trovo sia essenziale rimanere aggiornati per non correre il rischio di diventare stilisticamente "vecchi". Comprare e leggere fumetti, andare al cinema e giocare con i videogames per me è parte integrante del mio lavoro.

A parte essere d'accordo, da sceneggiatore vorrei giusto aggiungere che The Last of Us potrebbe anche essere usato per insegnare sceneggiatura nelle scuole. Al di là dell'aspetto grafico impressionante, ultimamente non è così infrequente trovare nei giochi delle storie e dei dialoghi ben scritti, ma quelli di TLOU potrebbero essere trasposti fedelmente in un film o in un romanzo, tanto sono efficaci e anche raffinati. Persino il doppiaggio italiano era migliore rispetto ai soliti standard.
Okay, stiamo divagando!
L'Uomo Ragno di Marco in azione.
Torniamo in tema fumettistico. "L'invasione" italiana negli Stati Uniti è avvenuta in due fasi. La prima ha avuto luogo circa a metà degli anni Novanta: pochi autori, poco avvezzi ai ritmi di produzione e ai metodi di lavoro americani, e impatto sul fumetto statunitense pari allo zero. Tant'è che alcuni di loro (forse quasi tutti) sono poi tornati a lavorare in Italia. La seconda e più recente fase, cui tu appartieni, annovera invece un numero di autori ben maggiore (contando solo quelli che ce l'hanno fatta!) che lavorano regolarmente a testate anche molto importanti. Secondo te questa differenza è dovuta a una diversa attitudine fra i due gruppi di autori o a qualche cambiamento avvenuto nel mercato americano?
La seconda fase di autori ha sicuramente un alleato in più.... Internet! :D Oggi è molto più semplice comunicare con gli States. Ci sono modi più veloci per condividere il proprio lavoro e di avere feedback immediati. Posso inviare le ultime tavole anche ad un'ora dalla messa in stampa. Una volta tutto questo era impensabile. Per quanto riguarda il metodo di lavoro, non saprei. In America è sempre stato così. Ogni disegnatore aveva la sua serie e doveva produrre in media un numero al mese. Le cose non sono cambiate, ma è più difficile oggi mantenere una media così alta perché il livello di dettaglio richiesto dal mercato è sicuramente aumentato. Il lettore vuole vedere una New York riconoscibile, l'astronave uguale a quella vista nell'ultimo film o l'armatura super dettagliata e più realistica. Credo che sia un discorso soggettivo che varia da disegnatore a disegnatore.
Il Punitore... In compagnia!
Attualmente stai lavorando sia per la Marvel americana che per la Panini in Italia, giusto? Ci sono grandi differenze nel metodo di lavoro fra un mercato e l'altro?
L'unica differenza è che in Panini Comics il personaggio è mio (e di Stefano Vietti). Quindi sono l'editor di me stesso. A parte questo il lavoro è del tutto uguale. Mi piace lavorare su serie in cui lo sceneggiatore chiede la mia opinione o in cui ci si possa scambiare idee. In Marvel sono totalmente libero di proporre quello che voglio e ho avuto la fortuna di collaborare quasi sempre con fantastici sceneggiatori. La collaborazione fra me e Stefano è molto stretta, abbiamo la stessa visione di quello che vogliamo raccontare e spero che questa sinergia si possa vedere sulle pagine di Life Zero. Anche per quanto riguarda i colori non ci sono differenze, ma solo perché su entrambi i fronti ho la fortuna di lavorare con Andres Mossa.
La tua esperienza nel seriale italiano è limitata a Jonathan Steele, Agenzia Incantesimi e a una collaborazione all'Insonne di Giuseppe Di Bernardo. Riproporti adesso in questo mercato, anche per collaborazione estemporanee nella veste di "guest star", può essere uno sfizio che ti vorrai togliere o il formato italiano ti sta stretto?
Non ho mai amato particolarmente il "formato italiano", ma su alcune testate vedo molta più "libertà" (passami ancora il termine) adesso. Su Orfani, ad esempio, ci sono delle soluzioni grafiche spettacolari. Quindi sì, tornerei, magari su qualcosa di mirato, mi piacerebbe sicuramente.
Dal primo episodio di Agenzia Incantesimi.
E' indubbio che il fumetto digitale stia crescendo, negli ultimi anni. Ne segui qualcuno? Pensi che possa costituire una valida alternativa all'editoria tradizionale?
Mentirei se ti dicessi che seguo il fumetto digitale. Compro qualcosa ogni tanto, ma leggere su tablet o a schermo non mi piace. I fumetti che compro poi sono gli stessi che trovo anche su carta quindi... Sul fatto che possa essere una valida alternativa invece si, perché no? In molti sono passati dal web ai classici editori con ottimi risultati.

Concludiamo con la domanda di rito: Myriam o Jasmine?
Azz.. non si può fare a targhe alterne? :)
Myriam (fata) nella versione di Marco.


martedì 26 maggio 2015

DUE CHIACCHIERE CON... COSIMO FERRI

Ciao, Cosimo. Per prima cosa, ora che lavori per la Francia, hai nostalgia del mercato italiano?
Ciao a tutti! Bella domanda. E' difficile rispondere perché in Francia sento di aver trovato il mio percorso artistico (chi mi segue, sa che il mio stile è totalmente cambiato), potendo scrivere, disegnare e colorare le mie storie, cosa che qui in Italia risulterebbe difficilissima. Recentemente mi è tornata la voglia di disegnare una storia di Agenzia Incantesimi, ma solo perché so che la libertà artistica è totale. Quindi no, niente nostalgia!
Copertina per Mara, la serie che Cosimo sta realizzando per la Tabou in Francia.
Il fumetto erotico, cui adesso ti dedichi come autore completo, è stato un ripiego o una scelta ben precisa?
E' stata la prima concreta finestra che mi si è aperta sul mercato francese e per mia fortuna è un genere che amo, soprattutto non le storie di sesso fini a se stesse, ma belle storie, che definiremmo normali, solo che dove normalmente la scena si blocca, io mostro cosa succede in maniera più o meno esplicita. Ho avuto altre offerte, ma ormai è difficile cambiare, per la libertà artistica di cui parlavo. Alzarsi la mattina e disegnare ciò che mi piace non ha prezzo.
Una tavola da Mara.
Parliamo del sesso nei fumetti. In paesi come l'Italia o gli Stati Uniti è ancora un tabù piuttosto forte. Al di fuori del genere erotico, com'è visto in Francia, per quella che è la tua esperienza (anche fieristica)?
In Francia ho notato, soprattutto in fiera, una maggiore disinvoltura. Qui in Italia lo c'è quasi sempre sul volto di chi guarda le mie tavole, un po' di “sorpresa” o un po' di disagio, soprattutto se di genere femminile. In Francia invece ho molte lettrici, addirittura madri che poi lo fanno leggere alle figlie o che comprano il fumetto per regalarlo ai mariti. C'è da dire però che sanno che cosa tratta la Tabou Editions, quindi il pubblico probabilmente è più mirato.
Illustrazione per Rourke, la serie di cui Cosimo ha disegnato il primo numero.
Trattare senza pudore argomenti come il sesso in un fumetto non erotico è anche in Italia molto difficile, lo sappiamo bene tu e io, avendoci provato su Jonathan Steele. Secondo te perché, in generale, quello che è un atto d'amore, o quanto meno di piacere, spaventa "la gente" più della violenza?
Io credo perché la violenza è sempre in generale più “sdoganata”. Il sesso viene da centinaia di anni di oscurantismo religioso e solo in parte adesso siamo liberi di parlarne. Il sesso omosessuale, però, è ad esempio, un vero tabù, soprattutto quello maschile. Non so perché il sesso sia così temuto dalle religioni, forse perché controllando quello, si controllano meglio le masse. Chissà! Chi legge le mie storie, sa come la penso!
Tavola dalla storia di Agenzia Incantesimi illustrata da Cosimo.
La storia di Agenzia Incantesimi che hai realizzato costituisce (se non sto prendendo una cantonata) una delle tue prime pubblicazioni a colori, escluse le copertine per l'Eura. In quel caso ti affidasti direttamente al computer o erano tavole colorate a mano e poi elaborate digitalmente?
Si, esatto, è stata in assoluto la mia prima storia a colori! In quel caso erano tavole disegnate e inchiostrate a mano e poi colorate digitalmente.

Attualmente che metodo stai adottando per i tuoi lavori in Francia?
Attualmente adotto un metodo esattamente opposto a quello descritto sopra. Disegno le mie tavole in digitale (siamo artisti, ma sempre con date di scadenza!) per poi stamparle su carta a 300 g e una volta preparata con un particolare gesso trasparente, passo alla colorazione a olio. A volte qualcuno ha sollevato dei dubbi sul fatto che le matite non fossero originali, ma i più non sanno che sono pochi quelli che colorano a mano su matite originali. Si colora quasi sempre su delle copie, per evitare di perdere “capre e cavoli” in caso di errore.
Prima che Cosimo si convertisse al digitale: una tavola a matita da Jonathan Steele.
La domanda di rito: Myriam o Jasmine?
Notte di fuoco con Myriam, ma poi sposo Jasmine!
Myriam nella versione di Cosimo.
Se volete ammirare i suoi lavori, ecco il blog di Cosimo.



martedì 19 maggio 2015

DUE CHIACCHIERE CON... SERGIO PONCHIONE


Ciao, Sergio. E così, dopo aver cominciato a lavorare in Bonelli, essere passato per Star Comics, Coconino, Rizzoli ed essere sbarcato anche negli Stati Uniti con Fantagraphics, oggi torni in Bonelli, cimentandoti con Dylan Dog. Un bel giro, senza dubbio! Che bilancio trarresti da questa prima parte del tuo percorso?
Ciao Federico. Il bilancio è senza dubbio positivo, ma è stata dura. La mia versatilità mi ha portato in tanti territori diversi, e se da un lato può essere un modo per allargare il proprio pubblico, dall’altra il rischio è non essere mai identificati pienamente per qualcosa in particolare. Ma a me interessava proprio dare voce alle mie diverse peculiarità, vantaggi e svantaggi compresi, e in questo posso dire di esserci riuscito. Avere a che fare con diverse realtà editoriali è molto stimolante, ma può riservare brutte sorprese, gli editori seri sono sempre pochi. Diciamo che cercavo l’avventura e l’ho avuta, ma non senza ammaccature. L’entusiasmo a volte ne risente, ma l’esperienza aumenta.
Jonathan Steele nella versione di Sergio.
C'è una bella differenza, soprattutto nel tipo di narrazione, fra i fumetti seriali come Jonathan Steele o Dylan Dog e le tue opere personali come L'Obliquomo e Grotesque. Come riesci a conciliare queste due "anime”?
Sono due anime che convivono e si alimentano reciprocamente. Una stimola l’altra e non credo sarebbero potute esistere singolarmente. In realtà, almeno graficamente, nel tempo sono riuscito a fonderle sempre di più fino ad ottenere un ibrido che ora posso dire mi rappresenta pienamente anche nei lavori più seriali. La storia di Groucho che sto realizzando ora per Il Dylan Dog Color Fest è disegnata esattamente come altre mie opere più personali, come DKW o "Arturo Klemen" per Splatter.
Da Jonathan Steele n. 36, "Carmilla": supportata dai testi di Vincenzo Beretta, la vena folle di Sergio Ponchione comincia a farsi strada anche in Bonelli.
Ti piacerebbe lavorare come autore completo anche in tradizionali storie avventurose o in questo genere ti trovi più a tuo agio come puro disegnatore?
Diciamo che sulle storie più tradizionali per ora preferisco lavorare ancora su sceneggiature altrui. Quando lavoro a una storia come autore completo non voglio avere troppe restrizioni o canoni da rispettare. Ma è relativo, perché il nuovo libro a fumetti che sto progettando ha una narrazione molto meno sperimentale dei miei primi lavori, più classica e lineare se vogliamo, quindi chissà che un giorno non mi venga voglia anche di cimentarmi con la scrittura di un albo seriale...
L'omaggio di Sergio a uno dei suoi miti: E.C. Segar.
Sono previste altre tue pubblicazioni in America?

Da Fantagraphics c’è molto interesse per un progetto che vorrei realizzare direttamente con loro, devo ancora solo organizzarmi bene per portarlo avanti fra gli altri impegni.
La copertina per i 50 anni di Linus.
La copertina per i 50 anni di Linus è stata senza dubbio una grande soddisfazione. Che obiettivo professionale ti poni, a questo punto? Quale sarebbe la tua maggiore aspirazione, ora?
Non ho particolari aspirazioni se non quelle di ampliare maggiormente il mio pubblico e venire riconosciuto per la singolarità del mio lavoro. Spero che il ritorno alla collaborazione Bonelli e il mio nuovo romanzo a fumetti siano delle buone carte da giocare. 

Venendo a noi, pur essendo un disegnatore "storico" di Jonathan Steele, tu hai disegnato un solo episodio di Agenzia Incantesimi, anche se importante (è quello in cui viene introdotta la nemesi delle due protagoniste: Belanna, la regina dei goblin). Considerando che si trattava di un ibrido fra il fumetto avventuroso tradizionale che stavi disegnando all'epoca e quello grottesco cui ti sei dedicato in seguito, come ti sei trovato a disegnare quella storia? E' stato difficoltoso trovare una via di mezzo fra due generi così diversi?
No, anzi, è stata proprio una delle prime occasioni in cui ho potuto mescolare con naturalezza e soddisfazione i due ingredienti senza particolari vincoli editoriali. Visto appunto il tono ironico e grottesco dell'episodio, l’avevo disegnato pensando molto a Will Eisner, creatore di The Spirit, tanto da dedicarglielo nell'ultima vignetta. E quando riesci anche ad infilarci un personaggio che ricorda molto Wimpy (Poldo) di E.C. Segar, altro mio ammirato autore, vuol dire che ti stai divertendo non poco!
Il primo incontro fra Belanna e Myriam.
A chi ti eri ispirato per Belanna (se ti sei ispirato a qualcuno)?
Proprio alle celebri femme fatales di The Spirit, come P’Gell, Silk Satin e Lorelei Rox.

Per quella storia optasti per una colorazione a mano, che realizzasti personalmente. A che cosa ti sei ispirato per quella colorazione? 
Anche qui il riferimento sono state le tavole colorate di The Spirit e, in generale, la colorazione pop vintage americana. Purtroppo nella stampa alcuni colori si sono spenti molto, sugli originali sono assai più brillanti.

Dovuti probabilmente a problemi di acquisizione con il mio scanner, purtroppo, ma era un limite tecnico cui non potevamo porre rimedio, all'epoca. E ora la domanda che diventerà un tormentone per tutti i disegnatori: Myriam o Jasmine?
La seconda che hai detto!
Un'altra creazione di Sergio: il professor Hackensack.
Per rimanere aggiornati sulle mirabili imprese di Sergio Ponchione non dovete far altro che seguire il suo blog!

mercoledì 13 maggio 2015

DUE CHIACCHIERE CON... RICCARDO CROSA


Per rompere l'attesa fra una storia e l'altra, vi propongo, con cadenza rigorosamente irregolare, due chiacchiere con i vari autori che hanno collaborato o stanno tuttora collaborando ad Agenzia Incantesimi. Brevi conversazioni per parlare della loro incursione nella nostra serie, ma anche della loro esperienza professionale.

Apriamo le danze con Riccardo Crosa.

Eccoti qua, Riccardo: il famigerato (che, si sa, significa "più che famoso!") autore di Rigor Mortis, ora al lavoro su Dragonero per la Bonelli. E' evidente che il fantasy è il tuo genere prediletto... Oppure no?
In effetti il mio rapporto con il genere fantasy è di lunga data. Fantasy sono stati i primi libri che ho letto (a 12/13 anni ero un fan di Conan il Barbaro) e fantasy i primi fumetti professionali che ho disegnato, ma non è la mia unica passione per quello che riguarda la narrativa in genere, sia che si parli di libri, cinema o fumetti... Amo la fantascienza, il thriller, il noir, l'horror, l'umoristico e l'avventuroso, ma soprattutto amo le storie che mischiano tutti questi elementi insieme. Possiamo dire che il mio genere preferito è il fantastico? 
Da professionista mi è capitato di spaziare un po' in tutti quei generi, ma in effetti quello in cui alla fine mi trovo più a mio agio è proprio il fantasy. Ma poi, in fondo, ho notato che quello mi rende particolarmente piacevole lavorare ad una storia è la leggerezza con cui i temi vengono trattati. Si può gioire nel raccontare anche la storia più cupa se lo si fa con la giusta dose di umorismo...

Rigor Mortis, la celebre creatura di Riccardo Crosa.
Tu hai lavorato sia per il mercato italiano che per quello francese. Che differenze hai trovato nel metodo di lavoro? O meglio, a quali elementi della narrazione e del disegno si presta maggiore attenzione in ognuno dei due paesi? 
Sono arrivato mercato franco-belga attraverso il progetto euro-manga Sanctuaire Redux, per cui all'inizio non ho trovato tante differenze fra il modo di lavorare che avevo prima di allora. Dovevo fare un gran numero di tavole in poco tempo cercando di mantenere un livello di qualità alto, ma puntando più sulla velocità per rispettare le scadenze ferree che avevo. Quando poi invece mi sono trovato a lavorare su dei veri e propri progetti di bande desinnèe, sono scoppiate le vere difficoltà e ho capito le vere differenze fra quei modelli editoriali. Lavorare ad una BD è più un lavoro da maratoneta rispetto a quello di un velocista. Conta meno il numero di pagine disegnate alla fine del mese, l'editore è disposto ad aspettare il giusto tempo a patto che il livello del lavoro sia il più alto possibile. Non ci si deve mai accontentare della prima versione di un'inquadratura, o di un disegno o di una particolare posizione, ma cercare sempre la soluzione migliore, che a volte non è quella che avevi in mente all'inizio. Bisogna avvalersi di tutti i propri assi nella manica, di tutte le proprie conoscenze per ottenere il giusto risultato. Par fare questo bisogna prendersi il proprio tempo per studiare e ricercare. 
Per me è stato rimettere in discussione tutto quello che avevo imparato negli anni, è stato come morire (a livello professionale intendo) e rinascere con una nuova visione... E' stato traumatico, ma ho imparato moltissimo.

Tavola da Synchrone, una delle serie illustrate da Riccardo per il mercato francese.
Per il mercato francese tu ti sei rivolto a un agente che facesse da tramite, mentre in Italia si tratta di una figura poco diffusa. Pensi che potrebbe invece essere utile anche nel nostro paese?
Io ho trovato particolarmente utile la collaborazione con Camilla Patruno Marmonnier, la mia agente in terra francese. Non tanto per la lingua con la quale riesco a barcamenarmi pur non avendola mai studiata, ma per i rapporti con gli editori, per la discussione del contratto, per i contatti... Io sono un disastro in queste cose e avrei rischiato a volte incidenti diplomatici. Avere un agente è come avere un partner che lavora insieme a te, e io ho trovato questa figura molto utile e di valore. Poi, se mi chiedi se in Italia abbia senso, questo non te lo so dire. Per come sono fatto io, sì. In effetti, per lungo tempo ho provato da solo ad entrare nel mercato d'oltralpe ma senza nessun risultato, poi le cose sono cambiate con l'agente...
Versione di Jonathan Steele illustrata da Riccardo e pensata per il mercato francese. Una delle iniziative non (ancora?) andate in porto.
Tu non hai lavorato solamente nel campo del fumetto, ma anche in quello dell'illustrazione, dell'editoria per ragazzi, dei giochi da tavolo e della pubblicità. Dove ti trovi più a tuo agio?

Devo dire che sono, per natura, uno di quegli autori che devono cambiare spesso prospettiva, che devono saltare da un progetto all'altro per evitare che li colga l'orrore della routine. Per questo ho sempre cercato di differenziare il più possibile la mia carriera, non focalizzandomi solo su un singolo settore, ma piuttosto tenere le mani in pasta in diversi progetti. Questo non è per forza un pregio, probabilmente se avessi concentrato tutte le mie energie solo in un progetto come capita a molti, forse sarebbe stato meglio, ma purtroppo non sono fatto così... Ho bisogno di cambiare spesso. 
Mi chiedi in cosa mi sento più a mio agio? il racconto per immagini senza dubbio, ma in realtà mi diverto a bazzicare fra tutti campi indistintamente.
Una carta bonus con speciali guest star per il gioco di Kragmortha.
Quanto è importante la sintonia con un altro autore (nel tuo caso lo sceneggiatore) per la riuscita di una storia?
Credo molto nel rapporto di complicità che si viene a creare fra disegnatore e sceneggiatore. Credo che più questo funzioni, più questo traspare dalle pagine del racconto a cui si lavora. Affinità, stima e rispetto sono fondamentali per la buona riuscita di qualsiasi progetto, tanto più quando si tratta di comunicare emozioni a qualcun altro, in questo caso il lettore. 
Mi è capitato di avere a che fare con sceneggiatori con i quali quasi non esisteva possibilità di dialogo ed è stato più un calvario che una collaborazione... Ma grazie a Dio ho avuto la fortuna di trovare raramente professionisti di questo tipo, mentre con la stragrande maggioranza è stata un'esperienza alla pari ed istruttiva.

Veniamo ad un argomento più vicino a noi. Io non ho mai nascosto che le nostre collaborazioni hanno dato frutto ad alcune delle mie storie migliori, e le due avventure di Agenzia Incantesimi che abbiamo realizzato rientrano tuttora nel novero. Tu come vedi quelle due storie riguardandole oggi?
Le considero un momento importante nella mia carriera, uno di quei punti di svolta che tutti abbiamo nei nostri percorsi. Di alcune sono più fiero che di altre, probabilmente non commetterei più certe ingenuità, ma sono lavori fatti in tempi diversi; devo però ammettere che l'ultima che abbiamo fatto insieme la annovero sempre fra i miei lavori meglio riusciti, uno di quelli di cui sono più soddisfatto. 

Non te l'ho mai chiesto, in effetti: Myriam o Jasmine?
Sono combattuto. A pelle ti direi Jasmine, perché la trovo più affine, ma mi ha sempre divertito disegnare Myriam, immagino che puoi capire il perché...

Myriam nella versione di Riccardo.
Per finire, una curiosità tecnica: lavori ancora con carta e matita o sei passato interamente al digitale? 
Sono stato fra i pionieri dell'uso del computer in italia, ai tempi in cui venivi guardato con disprezzo quando dicevi che usavi Photoshop per colorare le copertine dei tuoi fumetti... Mi piace capire in che modo questo strumento mi può aiutare nel rendere più chiaro e fruibile il mio lavoro. Non è questione di rendermi le cose più facili, quanto quella di avere un controllo completo su ciò che sto facendo. Faccio un grande uso del digitale, soprattutto in fase di progettazione della pagina, delle inquadrature... E' una necessità che ho avuto nel momento in cui mi si chiedeva un enorme quantità di correzioni e messe a punto. Da anni lavoro solo in digitale e considero il mio computer non solo un supporto, ma un collaboratore a tutti gli effetti, un socio del mio studio. Si chiama Priscilla e se non mi dicesse ogni mezz'ora che ora è mi sarei perso una quantità smisurata di appuntamenti importanti... Probabilmente avrei dimenticato mia figlia a scuola molto più spesso di quello che è in realtà accaduto (solo due volte, dai... Che volete che sia? Lei non se l'è presa, tanto mi conosce benissimo, lo sa che arrivo sempre, un po' in ritardo forse, ma sempre).

Che siano su carta o digitali, le matite di Riccardo sono sempre strepitose. Questa è tratta dal quinto Extra di Jonathan Steele, l'ultima storia che Riccardo e io abbiamo realizzato insieme (per il momento!).