martedì 19 maggio 2015

DUE CHIACCHIERE CON... SERGIO PONCHIONE


Ciao, Sergio. E così, dopo aver cominciato a lavorare in Bonelli, essere passato per Star Comics, Coconino, Rizzoli ed essere sbarcato anche negli Stati Uniti con Fantagraphics, oggi torni in Bonelli, cimentandoti con Dylan Dog. Un bel giro, senza dubbio! Che bilancio trarresti da questa prima parte del tuo percorso?
Ciao Federico. Il bilancio è senza dubbio positivo, ma è stata dura. La mia versatilità mi ha portato in tanti territori diversi, e se da un lato può essere un modo per allargare il proprio pubblico, dall’altra il rischio è non essere mai identificati pienamente per qualcosa in particolare. Ma a me interessava proprio dare voce alle mie diverse peculiarità, vantaggi e svantaggi compresi, e in questo posso dire di esserci riuscito. Avere a che fare con diverse realtà editoriali è molto stimolante, ma può riservare brutte sorprese, gli editori seri sono sempre pochi. Diciamo che cercavo l’avventura e l’ho avuta, ma non senza ammaccature. L’entusiasmo a volte ne risente, ma l’esperienza aumenta.
Jonathan Steele nella versione di Sergio.
C'è una bella differenza, soprattutto nel tipo di narrazione, fra i fumetti seriali come Jonathan Steele o Dylan Dog e le tue opere personali come L'Obliquomo e Grotesque. Come riesci a conciliare queste due "anime”?
Sono due anime che convivono e si alimentano reciprocamente. Una stimola l’altra e non credo sarebbero potute esistere singolarmente. In realtà, almeno graficamente, nel tempo sono riuscito a fonderle sempre di più fino ad ottenere un ibrido che ora posso dire mi rappresenta pienamente anche nei lavori più seriali. La storia di Groucho che sto realizzando ora per Il Dylan Dog Color Fest è disegnata esattamente come altre mie opere più personali, come DKW o "Arturo Klemen" per Splatter.
Da Jonathan Steele n. 36, "Carmilla": supportata dai testi di Vincenzo Beretta, la vena folle di Sergio Ponchione comincia a farsi strada anche in Bonelli.
Ti piacerebbe lavorare come autore completo anche in tradizionali storie avventurose o in questo genere ti trovi più a tuo agio come puro disegnatore?
Diciamo che sulle storie più tradizionali per ora preferisco lavorare ancora su sceneggiature altrui. Quando lavoro a una storia come autore completo non voglio avere troppe restrizioni o canoni da rispettare. Ma è relativo, perché il nuovo libro a fumetti che sto progettando ha una narrazione molto meno sperimentale dei miei primi lavori, più classica e lineare se vogliamo, quindi chissà che un giorno non mi venga voglia anche di cimentarmi con la scrittura di un albo seriale...
L'omaggio di Sergio a uno dei suoi miti: E.C. Segar.
Sono previste altre tue pubblicazioni in America?

Da Fantagraphics c’è molto interesse per un progetto che vorrei realizzare direttamente con loro, devo ancora solo organizzarmi bene per portarlo avanti fra gli altri impegni.
La copertina per i 50 anni di Linus.
La copertina per i 50 anni di Linus è stata senza dubbio una grande soddisfazione. Che obiettivo professionale ti poni, a questo punto? Quale sarebbe la tua maggiore aspirazione, ora?
Non ho particolari aspirazioni se non quelle di ampliare maggiormente il mio pubblico e venire riconosciuto per la singolarità del mio lavoro. Spero che il ritorno alla collaborazione Bonelli e il mio nuovo romanzo a fumetti siano delle buone carte da giocare. 

Venendo a noi, pur essendo un disegnatore "storico" di Jonathan Steele, tu hai disegnato un solo episodio di Agenzia Incantesimi, anche se importante (è quello in cui viene introdotta la nemesi delle due protagoniste: Belanna, la regina dei goblin). Considerando che si trattava di un ibrido fra il fumetto avventuroso tradizionale che stavi disegnando all'epoca e quello grottesco cui ti sei dedicato in seguito, come ti sei trovato a disegnare quella storia? E' stato difficoltoso trovare una via di mezzo fra due generi così diversi?
No, anzi, è stata proprio una delle prime occasioni in cui ho potuto mescolare con naturalezza e soddisfazione i due ingredienti senza particolari vincoli editoriali. Visto appunto il tono ironico e grottesco dell'episodio, l’avevo disegnato pensando molto a Will Eisner, creatore di The Spirit, tanto da dedicarglielo nell'ultima vignetta. E quando riesci anche ad infilarci un personaggio che ricorda molto Wimpy (Poldo) di E.C. Segar, altro mio ammirato autore, vuol dire che ti stai divertendo non poco!
Il primo incontro fra Belanna e Myriam.
A chi ti eri ispirato per Belanna (se ti sei ispirato a qualcuno)?
Proprio alle celebri femme fatales di The Spirit, come P’Gell, Silk Satin e Lorelei Rox.

Per quella storia optasti per una colorazione a mano, che realizzasti personalmente. A che cosa ti sei ispirato per quella colorazione? 
Anche qui il riferimento sono state le tavole colorate di The Spirit e, in generale, la colorazione pop vintage americana. Purtroppo nella stampa alcuni colori si sono spenti molto, sugli originali sono assai più brillanti.

Dovuti probabilmente a problemi di acquisizione con il mio scanner, purtroppo, ma era un limite tecnico cui non potevamo porre rimedio, all'epoca. E ora la domanda che diventerà un tormentone per tutti i disegnatori: Myriam o Jasmine?
La seconda che hai detto!
Un'altra creazione di Sergio: il professor Hackensack.
Per rimanere aggiornati sulle mirabili imprese di Sergio Ponchione non dovete far altro che seguire il suo blog!

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